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Manaslo

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Due colletti bianchi a Tokyo si interrogano sul senso della loro vita, risucchiata dal lavoro. Un disoccupato spagnolo di mezz’età racconta come ha perso rapidissimamente reddito e casa a seguito della crisi economica del 2004. Un gruppo di migranti africani staziona nel campo del Monte Gururù in Marocco, nella speranza di entrare prima o poi in Europa. A fare da cerniera tra questi tre contesti, lontani tra di loro ma accomunati dalla negazione del rispetto per la vita umana, le riflessioni sociopolitiche di José “Pepe” Mujica (Montevideo, 1935).

L’ex presidente dell’Uruguay, intervistato a casa sua, invita a prendere coscienza e ad agire contro le disuguaglianze eclatanti nella ridistribuzione della ricchezza, la mancanza di tempo nelle esistenze individuali, le conseguenze della globalizzazione (“noi pensiamo che la sfortuna dell’Africa sia un problema degli africani. No, lo è del mondo”). A cui corrisponde una imbarazzante carenza di azioni correttive, virtuose e lungimiranti da parte dei governi nazionali.

Miglior documentario ai Goya 2017, Fragile equilibrio è l’opera prima di Guillermo García López, madrileno classe 1985 e collaboratore della scuola di architettura di Madrid.

Il film ha preso le mosse dall’impatto sul regista del discorso di Mujica all’ONU del 2013 – largamente condiviso sui social e ripreso parzialmente anche in Human di Yann Arthus-Bertrand. In quell’occasione l’ex tupamaro aveva mosso le sue critiche costruttive al modello di sviluppo e consumo occidentali, spingendo a riflettere sullo sfruttamento del pianeta e sulla rivalutazione del tempo vitale, concludendo con: “il primo elemento dell’ambiente si chiama felicità umana”. Una base teorico filosofica cui si è ispirato anche Pepe Mujica – Una vita suprema di Emir Kusturica, fuori concorso in Orizzonti alla Mostra di Venezia nel 2018.

In Fragile equilibrio l’impressione è che la disponibilità di Mujica verso il regista sia stata superiore alle attese, tanto è vero che le sue parole guidano tutto il film, salvo brevi pause di respiro fatte di sequenze descrittive di paesaggi e quadri eleganti di complesse architetture metropolitane e routine degli spostamenti di lavoratori e pendolari. Mentre la voice over si inoltra in ragionamenti molto concreti e puntuali su crescita sostenibile, effetti sociali della tirannide del mercato, domande sul futuro, richiamo alla solidarietà sociale, rapporto corrotto tra consumo e produzione a scapito della dignità, scorrono le immagini di location riprese tra Giappone, Messico, Hong Kong, Stati Uniti, Spagna, Cile e Grand Bretagna.

Posti Rimasti

200

Disponibilità

Evento Live

Versione

Originale con sottotitoli

Genere

Documentario

Nazione

Francia

Anno

2019

Durata

210 Minuti

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